giovedì 7 marzo 2013

Partenze

Mannaggia Ro,

stamattina è partita una ragazza giapponese a cui mi sono molto affezionata. Una presenza gentile, delicata, sempre disponibile, sorridente, di quelle che non sembra quasi vero che possano esistere. Invece esiste, è vera ed è buona davvero. Forse di persone così genuinamente buone ne ho incontrate solo una o due nella vita...sempre così riservata, direi in punta di piedi. E' stata la mia compagna di pranzi e cene qui dentro, non ci mettevamo d'accordo, ma finivamo a stare in cucina sempre alla stessa ora e il bello era parlare di tutto, dalla politica in Italia alle usanze giapponesi fino al tiramisù. 
Ha provato a cercare lavoro qui, ma non lo ha trovato. Laureata in statistica, ma dal carattere troppo delicato credo, troppo gentile per l'aggressività richiesta durante i colloqui nelle grandi aziende. Lavorava come tutor part time alla UCL, ma le restava giusto un mese da fare. E poi l'anno prossimo le scade il passaporto e comunque adora questo residence che, non c'è speranza, a Luglio sarà chiuso. Il problema è che ha sempre studiato all'estero, perchè i suoi genitori viaggiavano per lavoro e non è abituata alle tradizioni del Giappone. Ce le ha raccontate una sera, tutti gli inchini che devono fare, le infinite regole nello scrivere una lettera formale, il modo di chiudere la porta durante un colloquio di lavoro o di parlare con i genitori. E ci diceva che lì guardano con un certo pregiudizio alle persone che hanno vissuto a lungo all'estero, non vedendone il valore, ma solo il fatto che essendo stati via per tanto tempo non ne condividono più le abitudini e le tradizioni. Il Giappone è un paese tremendamente tradizionale, nonostante la modernità e i robot. Ma forse i robot se li sono fatti proprio a immagine e somiglianza. Insomma, torna a casa non volendo tornare, con la sensazione di essere una straniera nel suo stesso paese. 
Più tardi la malinconia sarà passata e poi c'è Skype e ormai dovrei essere abituata alle assenze. Però stavolta non è tanto il dialogo che mi mancherà, ma la presenza sorridente. Quella certezza del buonumore, della stabilità e di una parola gentile in ogni caso.


Baci,
la ale