Ciao Ro...
...maledetta
curiosità, ci hanno progettato male. Tutta sta curiosità di girare
il mondo, di conoscere gente, di imparare e poi neanche un Hilton per
cognome. Che modi, dico io.
Come,
non si chiama “curiosità”, ma “fancazzismo”? Ah ecco.
Credo
che il problema stia nel mollare i sogni a un certo punto, prima di
averci provato davvero, dicendosi che sono troppo campati in aria e
impossibili da realizzare. E allora ne viene fuori solo tanta
incertezza, nel confuso tentativo di trovare qualcosa di noiosamente
serio per dare una piega adulta a queste giornate. Secondo me se
tornassi a crederci seriamente, come succedeva anni fa, l'ignavia ti
mollerebbe di colpo.
Tempo
fa mi invitavi a fare lo stesso, dicendomi, per l'appunto, di non
restare ferma come Eveline. E non te l'ho mai detto, ma lo spauracchio
di Eveline ha sempre funzionato quando la paura mi faceva pensare che
forse era meglio starmene buonina e accontentarmi di quello che avevo
ottenuto fino a quel momento. Pensare a lei mi ha sempre invitata a
muovermi. Chissà se Joyce immaginava che un suo personaggio avrebbe
condizionato una vita cent'anni dopo. Forse sì.
A
proposito di sogni, c'era una frase che Bono citava in una canzone,
rubata da Yeats che la usava come epigrafe di un suo libro, che
diceva “In dreams begin responsibilities”. Tralasciando la
sensazione di non averla mai capita fino in fondo, mi è sempre
piaciuta perchè mi ha fatto sentire responsabile per la
realizzazione dei miei sogni, già solo per il fatto di averli
sognati.
Quindi,
alla luce di questa citazione, direi che se ci dicono che abbiamo
sempre la testa fra le nuvole e che non siamo persone responsabili,
possiamo rispondere, un po' impermalosite:
“Come
no??? Ci sentiamo addosso tutta la responsabilità dei nostri sogni”.
Mica poco, mi sembra. O troveremo ad attenderci solo una sonorosissima
pernacchia?
la ale