giovedì 29 novembre 2012

Quella sera avevo vent'anni

Ciao Ale,
ecco che forse .. forse .. oggi possiamo scrivere. Questo plurale maiestatis mi incoraggia alquanto visti i tempi bui di siccità di parola. Penso che dovresti pubblicare la poesia piccola sulle letterine, che magari ci sentiamo ancora più stuzzicate. Ah, no, io preferirei si fosse soli, direbbe Benigni. Quindi, via l'altra Rossella, quella che oggi sta sul divano e guarda il soffitto, e rest..o sola su questo foglio di luce che a te piace tanto. Io mi siedo.
In realtà mi premeva che ti arrivassero alcune riflessioni che ho fatto leggendo quel libro dell'autrice nigeriana Noo- Saro- Wiwa, la figlia di Ken-Saro- Wiwa, l'attivista che si batteva per i diritti del popolo Ogoni sul delta del Niger - terra ricca di petrolio -  e che fu assassinato dal governo perché naturalmente scomodo. Ma di lui sicuramente ne avrà già parlato Saviano, anzi mi pare proprio di sì. 
Sua figlia è meravigliosa! E' un documentario del suo viaggio in Nigeria - lei che ha sempre vissuto a Londra  e che si fa il giro del paese che gli ha assassinato il padre.  A parte la voglia di Africa, certo esotica e banale, che mi ha fatto venire, c'è qualcosa di caldo e potente in quelle descrizioni dove il colore ocra predomina e uno strana ipnosi sonnolenta ti prende per cui alla fine finisci per perdonare tutto e salvare l'umanità. Un paese pieno di contraddizioni, che è un modo elegante per non dire merda. Un paese in cui non toccano la tua borsa se l'hai dimenticata sull'autobus ma dove i banditi fermano la tua macchina per strada e ti derubano e forse dopo ti ammazzano pure. Dove nepotismo e corruzione sono la regola e chi vuole cambiare le cose finisce male. Un posto difficile dove di sicuro non andrò mai, per finire.
Eppure  posti così mi hanno sempre intrigato. E poi mi faccio questa domanda : "ma non volevo l'avventura in questa vita...?"


Questo l'avevo scritto prima di partire per fare l'esame abilitazione TFA. Sono passati dieci giorni, ho fatto l'esame e l'ho passato. Al pelo, con una figura di merda incorporata, sono passata al corso che mi abilita a godere a pieno titolo dell'etichetta di "precaria storica" - per usare un'espressione che mi ha sempre fatto molto ridere - quelli che oggi sono storici saranno poi chiamati preistorici? Tranquilli che arriviamo anche a questo in Italia. Insomma, vado tranquillamente, come vedi, verso la tendenza opposta all'avventura e questo è un processo che mi disturba alquanto. Certamente sto esagerando, mi dico, non sono ancora grande (cioè, proprio grande) e se me ne voglio andare da qualche parte non c'è nessuno che mi frena. Questa è una gran cosa, abbiamo sempre detto. Eppure sento che ci sono freni, o paure, che pochi anni fa non avevo, come da bambini giocare col fuoco o cadere e non farsi mai male. Sento anche che devo scrollarmi di dosso quest'ignavia che mi opprime come forfora sul cappotto. Basterebbe un gesto con le mani, come fanno quelli che ce l'hanno? Eh no, così non funziona. Imperterrita, torna. Ci vuole un trattamento serio e intensivo.
Forse continuare a farsi domande sull'esistenza non aiuta quelli che hanno il problema della forfora. Prendila come metafora dell'ignavia, la trovo calzante. Ma non so, bisogna anche fare i conti con la propria natura e allora accettare che le domande uno se le faccia. Dunque, facciamoci le domande Rossella, ma una a una. Ho notato che tutte insieme creano paralisi, come la Eveline di Joyce che sognava sempre di attraversare l'oceano ma non lo farà mai. 
Ho sempre pensato che parlare in terza persona a se stessi come ho fatto poco fa fosse la spia di un grave problema. La mia ex compagna secchiona del liceo una volta mi fermò per strada a Bologna e, parlando di sè, disse: "Sì, Liliana ieri ha preso 30 e lode in letteratura spagnola e pure in letteratura Italiana" e io che intanto, sempre per ignavia, facevo medicina, risposi mentendo:"ah brava, anche io ho fatto degli esami.." e lei "sì, ma domani Liliana ne fa un altro".
Bene, Liliana, anche oggi avrebbe da rinfacciarmi qualche vittoria, anche se poverina, lei è sposata con un bigotto e ha pure un pargolo da mantenere. Sono pierni che io non ho.
Forse qualche speranza c'è.
Bene Ale, chiudo questo post che altro non è che una mail a te, mia eterna compagna di giochi,  e ti lascio con un video che ho trovato per caso sul tubo, di molti anni fa, in cui potrai riconoscere qualcuno forse. Io sono tra i presenti anche se non mi vedi, e mi ricordo benissimo che quella sera avevo pensato di voler fermare il tempo. C'era una bellissima luna piena e quella sera avevo vent'anni.

p.s. Pensavo che se i Maia avessero ragione, avrei risolto i miei problemi.

mercoledì 14 novembre 2012

Filastrocca in tondo in tondo del girovagar del mondo


Un puntino azzurro e verde
in una distesa nera 
gira gira e mai si perde
sempre da mattina a sera.

"Ohibò, che bel mestiere",
dice un pò trotterellando,
"vagar come un carrettiere 
la bellezza trasportando. 

Di dormir non ho bisogno, 
sempre corro sui binari!
Come dici? Immaginari?
No! Son d'aria, luce, sogno. 

Su di lor sono un viandante
col mio carico ambulante 
millenario eppur neonato,
pazzo, intenso, colorato.

Non distrarti, passeggero, 
guarda dentro e intorno invero, 
non ti perdere un secondo 
del bel turbinar del mondo!".

Di volar non cessa ancora
l'astronave primordiale.
Ridi, gioca e vivi allora
questo viaggio eccezionale!


London, 14/11/2012             Alessandra Vetrugno  
  

lunedì 5 novembre 2012

domenica 4 novembre 2012

Scusate eh, quando tanto e quando niente, lo so. Ma è che sto rileggendo un pò di robe che avevo scritto e citazioni che avevo messo da parte tempo fa e mi sto imbattendo in frasi in cui mi ritrovo. Del tipo:

"L'unica ispirazione che ho avuto finora è la lentezza"
 e chi mi conosce, ahimè, confermerà.

"In lui tutto era rimasto provvisorio com'era stato un tempo nel bambino, in seguito nello scolaro e più tardi ancora nell'esordiente: provvisoriamente abitava, lo stesso esordiente di un tempo, in questa città europea del mondo, sebbene nel frattempo avesse cominciato ad invecchiarvi, gli sembrava; soltanto provvisoriamente era tornato in patria da paesi stranieri, sempre in procinto di ripartire per luoghi lontani e vedeva come qualcosa di provvisorio anche la sua esistenza di scrittore, per quanto corrispondesse ai suoi sogni - tutto ciò che era definitivo lo inquietava da sempre".

A parte l'"esistenza di scrittore" per il resto più o meno ci siamo. Erano entrambe di Peter Handke in "Pomeriggio di uno scrittore"(Guanda, 2004).

E per finire una chicca di saggezza di un ragazzo che ormai ho perso completamente di vista.
Diceva:
"Le cose che spesso ti sembrano una puttanata lo sono". 


Meh, basta mò, censura.

Notte,
la ale





I trenta



E non aggiungo altro.

"... sono stupendi i trent'anni, ed anche i trentuno, i trentadue,
trentatré, i trentaquattro, i trentacinque!
Sono stupendi perché sono liberi, ribelli, fuorilegge, perché è finita
l'angoscia dell'attesa, non è cominciata la malinconia del declino,
perché siamo lucidi, finalmente, trent'anni!
Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti. 

Se siamo atei, siamo atei convinti. 
Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. 
E non temiamo le beffe dei ragazzi perché anche noi siamo giovani.
Non temiamo rimproveri degli adulti perché anche noi siamo adulti. 

Non temiamo il peccato perché abbiamo capito che il peccato è un punto di vista.
Non temiamo la disubbidienza perché abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. 
Non temiamo la punizione perché abbiamo concluso che non c'è
nulla di male ad amarci se ci incontriamo, ad abbandonarci se ci
perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e

non dobbiamo ancora farli col prete dell'olio santo. 
Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore, da grandi".  
Oriana Fallaci, "Se il sole muore"

la ale

venerdì 2 novembre 2012

Le origini

Anni fa ormai(sigh). Appartamento di studenti a Pisa. La mia compagna di stanza una mattina si era trasferita nell'altra stanza per essere più productive, direbbero qui. Niente da fare, era un via vai continuo da una stanza all'altra.
"Ro...in questa casa non facciamo altro che perdere tempo. E' una fabbrica del tempo perso". 
Ecco com'è venuto fuori il nome di questo blog. E ora che iniziamo a scriverci in due vediamo se riusciamo a ricreare quell'atmosfera là.
Dovrebbe essere un blog a due voci da oggi in poi. Vediamo un pò. Gli inizi sono le cose che ci vengono meglio, è continuare che è complicato".

la ale