Ciao Ale,
ecco che forse .. forse .. oggi possiamo scrivere. Questo plurale
maiestatis mi incoraggia alquanto visti i tempi bui di siccità di
parola. Penso che dovresti pubblicare la poesia piccola sulle letterine,
che magari ci sentiamo ancora più stuzzicate. Ah, no, io preferirei si
fosse soli, direbbe Benigni. Quindi, via l'altra Rossella, quella che
oggi sta sul divano e guarda il soffitto, e rest..o sola su questo
foglio di luce che a te piace tanto. Io mi siedo.
In
realtà mi premeva che ti arrivassero alcune riflessioni che ho fatto
leggendo quel libro dell'autrice nigeriana Noo- Saro- Wiwa, la figlia di
Ken-Saro- Wiwa, l'attivista che si batteva per i diritti del popolo
Ogoni sul delta del Niger - terra ricca di petrolio - e che fu
assassinato dal governo perché naturalmente scomodo. Ma di lui sicuramente ne avrà già parlato Saviano, anzi mi pare proprio
di sì.
Sua
figlia è meravigliosa! E' un documentario del suo viaggio in Nigeria -
lei che ha sempre vissuto a Londra e che si fa il giro del paese che
gli ha assassinato il padre. A parte la voglia di Africa, certo esotica
e banale, che mi ha fatto venire, c'è qualcosa di caldo e potente in
quelle descrizioni dove il colore ocra predomina e uno strana ipnosi
sonnolenta ti prende per cui alla fine finisci per perdonare tutto e
salvare l'umanità. Un paese pieno di contraddizioni, che è un modo elegante
per non dire merda. Un paese in cui non toccano la tua borsa se l'hai
dimenticata sull'autobus ma dove i banditi fermano la tua macchina per strada
e ti derubano e forse dopo ti ammazzano pure. Dove nepotismo e
corruzione sono la regola e chi vuole cambiare le cose finisce male. Un
posto difficile dove di sicuro non andrò mai, per finire.
Eppure posti così mi hanno sempre intrigato. E poi mi faccio questa domanda : "ma non volevo l'avventura in questa vita...?"
Questo l'avevo scritto prima di partire per fare l'esame abilitazione
TFA. Sono passati dieci giorni, ho fatto
l'esame e l'ho passato. Al pelo, con una figura di merda incorporata,
sono passata al corso che mi abilita a godere a pieno titolo dell'etichetta di "precaria storica" - per usare un'espressione che mi ha sempre fatto molto ridere - quelli che oggi sono storici saranno poi chiamati preistorici? Tranquilli che arriviamo anche a questo in Italia. Insomma, vado tranquillamente, come vedi, verso la tendenza
opposta all'avventura e questo è un processo che mi disturba alquanto.
Certamente sto esagerando, mi dico, non sono ancora grande (cioè, proprio
grande) e se me ne voglio andare da qualche parte non c'è nessuno che
mi frena. Questa è una gran cosa, abbiamo sempre detto. Eppure sento che
ci sono freni, o paure, che pochi anni fa non avevo, come da bambini
giocare col fuoco o cadere e non farsi mai male. Sento anche che devo
scrollarmi di dosso quest'ignavia che mi opprime come forfora sul
cappotto. Basterebbe un gesto con le mani, come fanno quelli che ce
l'hanno? Eh no, così non funziona. Imperterrita, torna. Ci vuole un
trattamento serio e intensivo.
Forse
continuare a farsi domande sull'esistenza non aiuta quelli che hanno il
problema della forfora. Prendila come metafora dell'ignavia, la trovo
calzante. Ma non so, bisogna anche fare i conti con la propria natura e
allora accettare che le domande uno se le faccia. Dunque, facciamoci le
domande Rossella, ma una a una. Ho notato che tutte insieme creano
paralisi, come la Eveline di Joyce che sognava sempre di attraversare
l'oceano ma non lo farà mai.
Ho
sempre pensato che parlare in terza persona a se stessi come ho fatto
poco fa fosse la spia di un grave problema. La mia ex compagna secchiona
del liceo una volta mi fermò per strada a Bologna e, parlando di sè,
disse: "Sì, Liliana ieri ha preso 30 e lode in letteratura spagnola e
pure in letteratura Italiana" e io che intanto, sempre per ignavia,
facevo medicina, risposi mentendo:"ah brava, anche io ho fatto degli
esami.." e lei "sì, ma domani Liliana ne fa un altro".
Bene,
Liliana, anche oggi avrebbe da rinfacciarmi qualche vittoria, anche se
poverina, lei è sposata con un bigotto e ha pure un pargolo da
mantenere. Sono pierni che io non ho.
Forse qualche speranza c'è.
Bene
Ale, chiudo questo post che altro non è che una mail a te, mia eterna compagna di giochi, e ti lascio con un video che ho trovato per caso sul tubo, di molti
anni fa, in cui potrai riconoscere qualcuno forse. Io sono tra i
presenti anche se non mi vedi, e mi ricordo benissimo che quella sera
avevo pensato di voler fermare il tempo. C'era una bellissima luna piena
e quella sera avevo vent'anni.