lunedì 3 dicembre 2012


E visto che insisti nel rendere più poetico il nostro carteggio nel web, voglio pubblicare una poesia di un poeta oscurato dalla fama del figlio.. - giustizia ai padri! - una Poesia dedicata alla nostra età di mezzo, che è di mezzo non nel senso dantesco si spera ma di mezzo tra la gioventù (che parola baldanzosa, con l'accento sulla u, lei sì che resta sempre giovane) e ... bah, la gioventù.


Coglierò per te
l’ultima rosa del giardino,
la rosa bianca che fiorisce
nelle prime nebbie.
Le avide api l’hanno visitata
sino a ieri,
ma è ancora così dolce
che fa tremare.
E’ un ritratto di te a trent’anni,
un po’ smemorata, come tu sarai allora.

Attilio Bertolucci


la ro


domenica 2 dicembre 2012

Da domani ricomincio a fare la libraia. Ritorno fedele al mio profilo su questo blog.

Weekend trascorso nell'assiduo gestire e nelle ciance, per dirla con Kavafis.  Non va mica bene.

Notte,
la ale

sabato 1 dicembre 2012

In dreams begin responsibilities

Ciao Ro...

...maledetta curiosità, ci hanno progettato male. Tutta sta curiosità di girare il mondo, di conoscere gente, di imparare e poi neanche un Hilton per cognome. Che modi, dico io.
Come, non si chiama “curiosità”, ma “fancazzismo”? Ah ecco.

Credo che il problema stia nel mollare i sogni a un certo punto, prima di averci provato davvero, dicendosi che sono troppo campati in aria e impossibili da realizzare. E allora ne viene fuori solo tanta incertezza, nel confuso tentativo di trovare qualcosa di noiosamente serio per dare una piega adulta a queste giornate. Secondo me se tornassi a crederci seriamente, come succedeva anni fa, l'ignavia ti mollerebbe di colpo.
Tempo fa mi invitavi a fare lo stesso, dicendomi, per l'appunto, di non restare ferma come Eveline. E non te l'ho mai detto, ma lo spauracchio di Eveline ha sempre funzionato quando la paura mi faceva pensare che forse era meglio starmene buonina e accontentarmi di quello che avevo ottenuto fino a quel momento. Pensare a lei mi ha sempre invitata a muovermi. Chissà se Joyce immaginava che un suo personaggio avrebbe condizionato una vita cent'anni dopo. Forse sì.

A proposito di sogni, c'era una frase che Bono citava in una canzone, rubata da Yeats che la usava come epigrafe di un suo libro, che diceva “In dreams begin responsibilities”. Tralasciando la sensazione di non averla mai capita fino in fondo, mi è sempre piaciuta perchè mi ha fatto sentire responsabile per la realizzazione dei miei sogni, già solo per il fatto di averli sognati.

Quindi, alla luce di questa citazione, direi che se ci dicono che abbiamo sempre la testa fra le nuvole e che non siamo persone responsabili, possiamo rispondere, un po' impermalosite:
“Come no??? Ci sentiamo addosso tutta la responsabilità dei nostri sogni”. Mica poco, mi sembra. O troveremo ad attenderci solo una sonorosissima pernacchia?

la ale

giovedì 29 novembre 2012

Quella sera avevo vent'anni

Ciao Ale,
ecco che forse .. forse .. oggi possiamo scrivere. Questo plurale maiestatis mi incoraggia alquanto visti i tempi bui di siccità di parola. Penso che dovresti pubblicare la poesia piccola sulle letterine, che magari ci sentiamo ancora più stuzzicate. Ah, no, io preferirei si fosse soli, direbbe Benigni. Quindi, via l'altra Rossella, quella che oggi sta sul divano e guarda il soffitto, e rest..o sola su questo foglio di luce che a te piace tanto. Io mi siedo.
In realtà mi premeva che ti arrivassero alcune riflessioni che ho fatto leggendo quel libro dell'autrice nigeriana Noo- Saro- Wiwa, la figlia di Ken-Saro- Wiwa, l'attivista che si batteva per i diritti del popolo Ogoni sul delta del Niger - terra ricca di petrolio -  e che fu assassinato dal governo perché naturalmente scomodo. Ma di lui sicuramente ne avrà già parlato Saviano, anzi mi pare proprio di sì. 
Sua figlia è meravigliosa! E' un documentario del suo viaggio in Nigeria - lei che ha sempre vissuto a Londra  e che si fa il giro del paese che gli ha assassinato il padre.  A parte la voglia di Africa, certo esotica e banale, che mi ha fatto venire, c'è qualcosa di caldo e potente in quelle descrizioni dove il colore ocra predomina e uno strana ipnosi sonnolenta ti prende per cui alla fine finisci per perdonare tutto e salvare l'umanità. Un paese pieno di contraddizioni, che è un modo elegante per non dire merda. Un paese in cui non toccano la tua borsa se l'hai dimenticata sull'autobus ma dove i banditi fermano la tua macchina per strada e ti derubano e forse dopo ti ammazzano pure. Dove nepotismo e corruzione sono la regola e chi vuole cambiare le cose finisce male. Un posto difficile dove di sicuro non andrò mai, per finire.
Eppure  posti così mi hanno sempre intrigato. E poi mi faccio questa domanda : "ma non volevo l'avventura in questa vita...?"


Questo l'avevo scritto prima di partire per fare l'esame abilitazione TFA. Sono passati dieci giorni, ho fatto l'esame e l'ho passato. Al pelo, con una figura di merda incorporata, sono passata al corso che mi abilita a godere a pieno titolo dell'etichetta di "precaria storica" - per usare un'espressione che mi ha sempre fatto molto ridere - quelli che oggi sono storici saranno poi chiamati preistorici? Tranquilli che arriviamo anche a questo in Italia. Insomma, vado tranquillamente, come vedi, verso la tendenza opposta all'avventura e questo è un processo che mi disturba alquanto. Certamente sto esagerando, mi dico, non sono ancora grande (cioè, proprio grande) e se me ne voglio andare da qualche parte non c'è nessuno che mi frena. Questa è una gran cosa, abbiamo sempre detto. Eppure sento che ci sono freni, o paure, che pochi anni fa non avevo, come da bambini giocare col fuoco o cadere e non farsi mai male. Sento anche che devo scrollarmi di dosso quest'ignavia che mi opprime come forfora sul cappotto. Basterebbe un gesto con le mani, come fanno quelli che ce l'hanno? Eh no, così non funziona. Imperterrita, torna. Ci vuole un trattamento serio e intensivo.
Forse continuare a farsi domande sull'esistenza non aiuta quelli che hanno il problema della forfora. Prendila come metafora dell'ignavia, la trovo calzante. Ma non so, bisogna anche fare i conti con la propria natura e allora accettare che le domande uno se le faccia. Dunque, facciamoci le domande Rossella, ma una a una. Ho notato che tutte insieme creano paralisi, come la Eveline di Joyce che sognava sempre di attraversare l'oceano ma non lo farà mai. 
Ho sempre pensato che parlare in terza persona a se stessi come ho fatto poco fa fosse la spia di un grave problema. La mia ex compagna secchiona del liceo una volta mi fermò per strada a Bologna e, parlando di sè, disse: "Sì, Liliana ieri ha preso 30 e lode in letteratura spagnola e pure in letteratura Italiana" e io che intanto, sempre per ignavia, facevo medicina, risposi mentendo:"ah brava, anche io ho fatto degli esami.." e lei "sì, ma domani Liliana ne fa un altro".
Bene, Liliana, anche oggi avrebbe da rinfacciarmi qualche vittoria, anche se poverina, lei è sposata con un bigotto e ha pure un pargolo da mantenere. Sono pierni che io non ho.
Forse qualche speranza c'è.
Bene Ale, chiudo questo post che altro non è che una mail a te, mia eterna compagna di giochi,  e ti lascio con un video che ho trovato per caso sul tubo, di molti anni fa, in cui potrai riconoscere qualcuno forse. Io sono tra i presenti anche se non mi vedi, e mi ricordo benissimo che quella sera avevo pensato di voler fermare il tempo. C'era una bellissima luna piena e quella sera avevo vent'anni.

p.s. Pensavo che se i Maia avessero ragione, avrei risolto i miei problemi.

mercoledì 14 novembre 2012

Filastrocca in tondo in tondo del girovagar del mondo


Un puntino azzurro e verde
in una distesa nera 
gira gira e mai si perde
sempre da mattina a sera.

"Ohibò, che bel mestiere",
dice un pò trotterellando,
"vagar come un carrettiere 
la bellezza trasportando. 

Di dormir non ho bisogno, 
sempre corro sui binari!
Come dici? Immaginari?
No! Son d'aria, luce, sogno. 

Su di lor sono un viandante
col mio carico ambulante 
millenario eppur neonato,
pazzo, intenso, colorato.

Non distrarti, passeggero, 
guarda dentro e intorno invero, 
non ti perdere un secondo 
del bel turbinar del mondo!".

Di volar non cessa ancora
l'astronave primordiale.
Ridi, gioca e vivi allora
questo viaggio eccezionale!


London, 14/11/2012             Alessandra Vetrugno  
  

lunedì 5 novembre 2012

domenica 4 novembre 2012

Scusate eh, quando tanto e quando niente, lo so. Ma è che sto rileggendo un pò di robe che avevo scritto e citazioni che avevo messo da parte tempo fa e mi sto imbattendo in frasi in cui mi ritrovo. Del tipo:

"L'unica ispirazione che ho avuto finora è la lentezza"
 e chi mi conosce, ahimè, confermerà.

"In lui tutto era rimasto provvisorio com'era stato un tempo nel bambino, in seguito nello scolaro e più tardi ancora nell'esordiente: provvisoriamente abitava, lo stesso esordiente di un tempo, in questa città europea del mondo, sebbene nel frattempo avesse cominciato ad invecchiarvi, gli sembrava; soltanto provvisoriamente era tornato in patria da paesi stranieri, sempre in procinto di ripartire per luoghi lontani e vedeva come qualcosa di provvisorio anche la sua esistenza di scrittore, per quanto corrispondesse ai suoi sogni - tutto ciò che era definitivo lo inquietava da sempre".

A parte l'"esistenza di scrittore" per il resto più o meno ci siamo. Erano entrambe di Peter Handke in "Pomeriggio di uno scrittore"(Guanda, 2004).

E per finire una chicca di saggezza di un ragazzo che ormai ho perso completamente di vista.
Diceva:
"Le cose che spesso ti sembrano una puttanata lo sono". 


Meh, basta mò, censura.

Notte,
la ale





I trenta



E non aggiungo altro.

"... sono stupendi i trent'anni, ed anche i trentuno, i trentadue,
trentatré, i trentaquattro, i trentacinque!
Sono stupendi perché sono liberi, ribelli, fuorilegge, perché è finita
l'angoscia dell'attesa, non è cominciata la malinconia del declino,
perché siamo lucidi, finalmente, trent'anni!
Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti. 

Se siamo atei, siamo atei convinti. 
Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. 
E non temiamo le beffe dei ragazzi perché anche noi siamo giovani.
Non temiamo rimproveri degli adulti perché anche noi siamo adulti. 

Non temiamo il peccato perché abbiamo capito che il peccato è un punto di vista.
Non temiamo la disubbidienza perché abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. 
Non temiamo la punizione perché abbiamo concluso che non c'è
nulla di male ad amarci se ci incontriamo, ad abbandonarci se ci
perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e

non dobbiamo ancora farli col prete dell'olio santo. 
Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore, da grandi".  
Oriana Fallaci, "Se il sole muore"

la ale

venerdì 2 novembre 2012

Le origini

Anni fa ormai(sigh). Appartamento di studenti a Pisa. La mia compagna di stanza una mattina si era trasferita nell'altra stanza per essere più productive, direbbero qui. Niente da fare, era un via vai continuo da una stanza all'altra.
"Ro...in questa casa non facciamo altro che perdere tempo. E' una fabbrica del tempo perso". 
Ecco com'è venuto fuori il nome di questo blog. E ora che iniziamo a scriverci in due vediamo se riusciamo a ricreare quell'atmosfera là.
Dovrebbe essere un blog a due voci da oggi in poi. Vediamo un pò. Gli inizi sono le cose che ci vengono meglio, è continuare che è complicato".

la ale


sabato 3 marzo 2012

Laura, 9 anni, una delle mie nipoti, ieri ha realizzato che giovedì farò 30 anni.
Il suo commento: "Oh noo, avevamo una zia giovane!!!".

la ale

martedì 7 febbraio 2012


Si può essere "poetry addicted", come direbbero qui? Sì. 
Riporto questa poesia di Kavafis. In realtà la scrivo qui per averla sempre a portata di mano, visto che continuo a perderla e poi ogni volta devo andare a ritrovarla in mail mandate chissà quanto tempo fa.
L' ho anche imparata a memoria, ma persevero nel dimenticarla.


Quanto più puoi - Costantino Kavafis
Farla non puoi, la vita,
come vorresti? Almeno questo tenta
quanto più puoi: non la svilire troppo
nell'assiduo contatto della gente,
nell'assiduo gestire e nelle ciance.

Non la svilire a furia di recarla
così sovente in giro, e con l'esporla
alla dissennatezza quotidiana
di commerci e rapporti,
sin che divenga una straniera uggiosa.
   
                         
Onore al traduttore, gli sarò sempre grata per quelle "ciance" e per la "straniera uggiosa".

La poesia è una droga, il brivido che dà crea assuefazione.
la ale

giovedì 2 febbraio 2012

E così ieri Wislawa Szymborska ci ha lasciato. Uffa, qua se ne vanno tutti.
Mi restano di lei, oltre a tutte le sue meravigliose poesie, un autografo ed un ricordo tenerissimo. Ne avevo parlato sul vecchio blog che ormai è stato cancellato, come tutti i blog di splinder. Prima della sua cancellazione definitiva però ho salvato qualche post e questo, per fortuna, è tra i superstiti. Lo trascrivo qui:

giovedì, 10 maggio 2007
 
Sono lì, davanti alla porta. Arrivano delle persone, eleganti, con aria compiaciuta. Tra di loro uno scricciolino, una signora anziana con i capelli bianchi, un pò spaurita che sembra un pulcino e fa tenerezza. Entra in sala. Al suo ingresso un applauso si alza, sempre più forte. Discorsi accademici ne prendono il posto, subito dopo. Distinzione tra poesia e filosofia, lodi e congratulazioni, parole, parole, parole. Poi eccola, inizia a leggere le sue poesie, in una lingua musicale,  purtroppo incomprensibile. E quando ne viene letta la traduzione, c'è solo la pelle d'oca, ripetutamente. Parole preziose riempiono la stanza, un'atmosfera nuova la pervade, siamo tutti lì, sospesi, mentre le emozioni accarezzano il cuore, si allontanano, tornano più forti, come un'onda. Gli occhi le si illuminano mentre legge, ha sul volto un'aria vispa e sicura, così diversa da quella che aveva prima, è una gioia guardarla. Confessa, divertita, di aver scritto "Accanto a un bicchiere di vino" quando era follemente innamorata, stupisce con "Amore a prima vista", che avevo letto e riletto tante volte, ci fa sorridere con "Il gatto in un appartamento vuoto". Ci prende per mano e ci fa fare un giretto tra i suoi versi. E' stato un pomeriggio speciale questo con Wislawa Szymborska.
P.S. L'ho ritrovata in tanti blog, siti, un pò dovunque. La trascrivo comunque perchè mi piace. Notte.

Amore a prima vista

Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
E' bella una tale certezza
ma l'incertezza è più bella.
Non conoscendosi, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?
Vorrei chiedere loro
se non ricordano -
una volta un faccia a faccia
in qualche porta girevole?
uno "scusi" nella ressa?
un "ha sbagliato numero" nella cornetta?
- ma conosco la risposta.
No, non ricordano.
Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio tempo
il caso stava giocando con loro.
Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando una risata
si scansava con un salto.
Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o lo scorso martedì
una fogliolina volò via
da una spalla a un'altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell'infanzia?
Vi furono maniglie e campanelli
su cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.
Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.

la ale