sabato 1 dicembre 2012

In dreams begin responsibilities

Ciao Ro...

...maledetta curiosità, ci hanno progettato male. Tutta sta curiosità di girare il mondo, di conoscere gente, di imparare e poi neanche un Hilton per cognome. Che modi, dico io.
Come, non si chiama “curiosità”, ma “fancazzismo”? Ah ecco.

Credo che il problema stia nel mollare i sogni a un certo punto, prima di averci provato davvero, dicendosi che sono troppo campati in aria e impossibili da realizzare. E allora ne viene fuori solo tanta incertezza, nel confuso tentativo di trovare qualcosa di noiosamente serio per dare una piega adulta a queste giornate. Secondo me se tornassi a crederci seriamente, come succedeva anni fa, l'ignavia ti mollerebbe di colpo.
Tempo fa mi invitavi a fare lo stesso, dicendomi, per l'appunto, di non restare ferma come Eveline. E non te l'ho mai detto, ma lo spauracchio di Eveline ha sempre funzionato quando la paura mi faceva pensare che forse era meglio starmene buonina e accontentarmi di quello che avevo ottenuto fino a quel momento. Pensare a lei mi ha sempre invitata a muovermi. Chissà se Joyce immaginava che un suo personaggio avrebbe condizionato una vita cent'anni dopo. Forse sì.

A proposito di sogni, c'era una frase che Bono citava in una canzone, rubata da Yeats che la usava come epigrafe di un suo libro, che diceva “In dreams begin responsibilities”. Tralasciando la sensazione di non averla mai capita fino in fondo, mi è sempre piaciuta perchè mi ha fatto sentire responsabile per la realizzazione dei miei sogni, già solo per il fatto di averli sognati.

Quindi, alla luce di questa citazione, direi che se ci dicono che abbiamo sempre la testa fra le nuvole e che non siamo persone responsabili, possiamo rispondere, un po' impermalosite:
“Come no??? Ci sentiamo addosso tutta la responsabilità dei nostri sogni”. Mica poco, mi sembra. O troveremo ad attenderci solo una sonorosissima pernacchia?

la ale

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