E così ieri Wislawa Szymborska ci ha lasciato. Uffa, qua se ne vanno tutti.
Mi restano di lei, oltre a tutte le sue meravigliose poesie, un autografo ed un ricordo tenerissimo. Ne avevo parlato sul vecchio blog che ormai è stato cancellato, come tutti i blog di splinder. Prima della sua cancellazione definitiva però ho salvato qualche post e questo, per fortuna, è tra i superstiti. Lo trascrivo qui:
giovedì, 10 maggio 2007
Sono lì, davanti alla porta. Arrivano delle persone, eleganti, con aria compiaciuta. Tra di loro uno scricciolino, una signora anziana con i capelli bianchi, un pò spaurita che sembra un pulcino e fa tenerezza. Entra in sala. Al suo ingresso un applauso si alza, sempre più forte. Discorsi accademici ne prendono il posto, subito dopo. Distinzione tra poesia e filosofia, lodi e congratulazioni, parole, parole, parole. Poi eccola, inizia a leggere le sue poesie, in una lingua musicale, purtroppo incomprensibile. E quando ne viene letta la traduzione, c'è solo la pelle d'oca, ripetutamente. Parole preziose riempiono la stanza, un'atmosfera nuova la pervade, siamo tutti lì, sospesi, mentre le emozioni accarezzano il cuore, si allontanano, tornano più forti, come un'onda. Gli occhi le si illuminano mentre legge, ha sul volto un'aria vispa e sicura, così diversa da quella che aveva prima, è una gioia guardarla. Confessa, divertita, di aver scritto "Accanto a un bicchiere di vino" quando era follemente innamorata, stupisce con "Amore a prima vista", che avevo letto e riletto tante volte, ci fa sorridere con "Il gatto in un appartamento vuoto". Ci prende per mano e ci fa fare un giretto tra i suoi versi. E' stato un pomeriggio speciale questo con Wislawa Szymborska.
P.S. L'ho ritrovata in tanti blog, siti, un pò dovunque. La trascrivo comunque perchè mi piace. Notte.
Amore a prima vista
Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
E' bella una tale certezza
ma l'incertezza è più bella.
Non conoscendosi, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?
Vorrei chiedere loro
se non ricordano -
una volta un faccia a faccia
in qualche porta girevole?
uno "scusi" nella ressa?
un "ha sbagliato numero" nella cornetta?
- ma conosco la risposta.
No, non ricordano.
Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio tempo
il caso stava giocando con loro.
Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando una risata
si scansava con un salto.
Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o lo scorso martedì
una fogliolina volò via
da una spalla a un'altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell'infanzia?
Vi furono maniglie e campanelli
su cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.
Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.
la ale