Sui gradini del Convitto Palmieri, Lecce
Nelle stradine, questa piccola casbah si
mostra molto più serena e al contempo misteriosa di quanto non sia
in realtà. In queste strade di contrasti luminosi, di bianco che si
confonde col blu del cielo e col verde delle foglie sugli attici, ho
immaginato una vita serena, comune. La spesa, la bicicletta, le
bollette, la colazione al mattino. E' una realtà piccola, compressa
ed incompleta. Ma è una bella piccolezza, il bello allarga ogni cosa
finché tutto può sembrare infinito, anche la felicità.
Camminare
di mattina tra queste strade significa assorbirne la loro sonnacchiosa
animosità. Cosa colpisce il turista? Probabilmente l'illusione della
serenità che traspare dalle corti, dai palazzi, dagli sguardi. Che
poi dietro ci sia la rassegnazione o, forse, la disperazione, questo
non è dato saperlo. Non se ne ha il tempo o più probabilmente non
se ne ha la possibilità, perchè qui la rassegnazione è innata. “E
mò, che ci possiamo fare?” non è in fondo un'espressione tipica?
Tutto sembra quieto in quei cortili
dove cancelli nascondono più ampi cortili e rivelano una segreta e
inaspettata bellezza.
Il pensiero va per un momento al mondo
fuori, a quanto ci sia ancora in giro da vedere, ma in queste strade viene il dubbio che
sia già arrivato il momento di fermarsi.
Il dubbio è che quell'infinito che si
cerca coprendo larghi spazi sia poi quello che si avverte qui semplicemente sollevando lo sguardo.
E' una strega questa città, una macara
che ti fa un incantesimo pericoloso. Il suo filtro ti rende dimentico
dell'altro e ti invita a sostare presso di lei.
E' un'antica e
scaltra Circe che ti lusinga e rende dolcissima la prigionia, al
punto da farla confondere con la vera libertà.
Su una panchina nel parco di Hampstead,
Londra
Mi sono seduta su una panchina nel
parco e ho lasciato correre i miei pensieri lungo quei prati, li ho
guardati rincorrersi, avvicendarsi li', tra gli alberi e le nuvole,
attorcigliandosi tra loro come fili in una gara di aquiloni. Quando
hanno trovato la loro strada li ho richiamati, mi sono alzata e sono
andata via.
Ale
Ale
Hai dato voce ai battiti degli esuli rapiti dal desiderio e alla grande salvezza dell'uomo che è la bellezza. In quella stasi apparente credo scorra il flusso della vita che sente se stessa: sente la sua precarietà (si rassegna alla precarietà), ma nel momento in cui coglie questa ineluttabilità gode di sé nell'attimo in cui c'è! ....Si,... credo che lì si respiri prepotentemente la vita. Aspetto di leggerti ancora.
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