mercoledì 29 gennaio 2014

L'age de la raison


Il mio vicino bussa alla mia porta con la nonchalance di chi sta toccando le spalle a un amico oppure aprendo una scatoletta di tonno. Così, spesso – molto spesso –  ripropone alla mia porta questo gesto usato come di mani affaccendate e abituate a ripetere un’azione. Un tocco solo, deciso ma rapido, che non indugia, come a nascondere nella fretta posticcia tutta la tua pretenziosa lungimiranza. A fare finta di essere amici si cade poi spesso in questo tipo di ridicolo.  Ieri è venuto con la scusa di chiedermi l’accendino. Mi sembra normale, rompere le palle per un accendino, tra amici. Sono andata da lui al millesimo invito, mi sono seduta e mi ha offerto un bicchiere di vino. Aveva appena fatto un tatuaggio, motivo per cui aveva un fastidio al braccio, fastidio che lo ha costretto a togliersi la maglietta in mia presenza. Il tatuaggio era il volto di Gesù che piange lacrime di sangue. Appunto. Dopo mezz’ora mi sono accorta che era il caso di sloggiare perché a quell’ora stava già probabilmente pensando che lo amassi profondamente. Qui nel profondo sud-est, gli uomini sono molto veloci nel trarre conclusioni. Ma non sono andata via prima di aver accolto l’invito di dare un’occhiata al suo facebook. Mi sembra giusto, il manifesto della sua vita prima di tutto. La sua ex fidanzata in pose pornografiche non mi è stata risparmiata. Andando via mi ha chiamato sweete, poi anche baby. Se io fossi stata una femminista, l’avrei già ammazzato.
E con questo, dichiaro fallito a 31 anni il mio patetico tentativo di accogliere bonariamente tutte le sfaccettature di questa immensa umanità.

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